Il nuovo Resto al Sud 2.0, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nell’agosto 2025, segna una svolta decisiva nel panorama della finanza agevolata destinata ai giovani imprenditori del Mezzogiorno. Il decreto del Ministero del Lavoro definisce criteri, modalità di accesso e risorse disponibili per stimolare l’autoimpiego e l’avvio di nuove attività nelle regioni del Sud Italia, con un’attenzione particolare a progetti innovativi, digitali e sostenibili. Si tratta di un pacchetto di incentivi senza precedenti che si integra con le misure del PNRR e con i fondi europei FSE+, garantendo strumenti concreti per chi vuole costruire un futuro imprenditoriale in territori spesso penalizzati dalla mancanza di opportunità.
La misura si rivolge principalmente a giovani tra i 18 e i 35 anni disoccupati, inoccupati o inattivi, residenti nelle regioni meridionali. I contributi prevedono un mix di voucher a fondo perduto e sostegno per programmi di investimento più strutturati, arrivando a coprire fino al 75% delle spese. L’impianto normativo è stato pubblicato nella Serie Generale n. 193 della Gazzetta Ufficiale, sancendo ufficialmente l’entrata in vigore delle nuove disposizioni e fissando regole precise per l’accesso, la gestione delle risorse e i controlli. In questa guida analizziamo nel dettaglio cosa cambia, quali sono i vantaggi e come sfruttare al meglio questa opportunità.
Resto al Sud 2.0 Gazzetta Ufficiale: chi può accedere e con quali requisiti
Secondo quanto stabilito in Gazzetta Ufficiale, i destinatari di Resto al Sud 2.0 sono i giovani con età compresa tra i 18 e i 35 anni che risultino disoccupati, inoccupati o inattivi al momento della domanda. Per rientrare nella misura è necessario essere residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, oppure impegnarsi a trasferirvi la residenza entro un termine definito dopo l’approvazione del progetto. Sono ammissibili anche coloro che partecipano in forma societaria, purché la maggioranza del capitale e dell’amministrazione resti in mano a soggetti con i requisiti richiesti per almeno tre anni dalla data di avvio dell’attività.
Un aspetto innovativo del decreto è la possibilità di accedere anche a chi si trova in condizioni di marginalità, vulnerabilità sociale o discriminazione, ampliando la platea dei beneficiari in linea con gli obiettivi del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021–2027. Restano esclusi invece i titolari o soci di attività cessate nei sei mesi precedenti con lo stesso codice ATECO del progetto presentato, per evitare duplicazioni o tentativi speculativi. I controlli su requisiti e condizioni sono affidati a Invitalia e all’Ente Nazionale per il Microcredito, con procedure di valutazione a sportello e monitoraggi successivi.
Finanziamenti previsti dal decreto su Resto al Sud 2.0 Gazzetta Ufficiale
La dotazione finanziaria complessiva stabilita dal decreto è pari a 800 milioni di euro, di cui 100 milioni a valere sul PNRR e 700 milioni su risorse FSE+. La struttura del contributo si articola in due livelli: voucher e programmi di investimento. Per i voucher è previsto un massimo di 40.000 euro a fondo perduto, che salgono a 50.000 euro per progetti green, digitali o innovativi. Nei casi di investimenti più consistenti, fino a 120.000 euro, il contributo può coprire fino al 75% delle spese, mentre per importi tra 120.000 e 200.000 euro la percentuale scende al 70%.
Tra le spese ammissibili rientrano macchinari, impianti, attrezzature, programmi informatici, immobilizzazioni immateriali e consulenze tecnico-specialistiche. È invece escluso l’acquisto di terreni, immobili e spese legali o fiscali. L’erogazione avviene in più tranche: una prima quota a stato di avanzamento lavori e il saldo finale dopo la rendicontazione completa e la verifica dell’investimento. Fondamentale è il supporto previsto dai servizi di tutoring, pari a 5.000 euro aggiuntivi per ogni iniziativa, che accompagnano i beneficiari nelle fasi gestionali e nella corretta rendicontazione delle spese.
Procedura per richiedere Resto al Sud 2.0 secondo la Gazzetta Ufficiale
La domanda per accedere a Resto al Sud 2.0 deve essere presentata esclusivamente online tramite la piattaforma Invitalia, con accesso tramite SPID, CIE o CNS. Il decreto stabilisce che le richieste siano valutate a sportello, quindi secondo l’ordine cronologico di presentazione, fino ad esaurimento delle risorse disponibili. Alla domanda occorre allegare una descrizione dettagliata dell’iniziativa, un piano d’impresa conforme agli schemi approvati e la documentazione che attesti lo stato di disoccupazione o inattività. Tutti i documenti devono essere firmati digitalmente dal richiedente o dal legale rappresentante in caso di società.
La valutazione si articola in tre fasi: verifica di ammissibilità formale, controllo dei requisiti e analisi del merito progettuale. Quest’ultima tiene conto delle competenze del proponente, della sostenibilità economico-finanziaria, dell’innovatività e dell’impatto sociale del progetto. In caso di esito positivo, Invitalia adotta il provvedimento di concessione entro 90 giorni, indicando importo, modalità di erogazione e obblighi a carico del beneficiario. In caso contrario viene comunicata la motivazione del rigetto, con possibilità di presentare una nuova domanda.
Opportunità e vantaggi del nuovo Resto al Sud 2.0 pubblicato in Gazzetta Ufficiale
Rispetto alla versione originaria, Resto al Sud 2.0 accentua il sostegno diretto a fondo perduto, riducendo la necessità di ricorrere a finanziamenti bancari. Questo rende la misura particolarmente attrattiva per chi non dispone di capitali iniziali o garanzie da offrire agli istituti di credito. L’attenzione a settori come innovazione digitale, green economy e sostenibilità ambientale favorisce inoltre progetti con forte potenziale di crescita e con un impatto positivo sul territorio. La presenza di un tutor dedicato rappresenta un ulteriore valore aggiunto, poiché accompagna il beneficiario non solo nella gestione tecnica, ma anche nell’approccio strategico al mercato.
Il decreto prevede inoltre la compatibilità con alcune misure di sostegno al reddito, come la NASpI o il Supporto per la Formazione e il Lavoro, permettendo ai beneficiari di utilizzare tali indennità come capitale iniziale. L’investimento minimo richiesto e la rapidità della procedura digitale rendono il bando accessibile anche a chi intende avviare piccole iniziative locali, come attività artigiane, servizi innovativi o progetti culturali, contribuendo così alla creazione di occupazione e al contrasto della fuga di giovani talenti dal Sud.
Come sfruttare al meglio Resto al Sud 2.0: consulenza gratuita e strategie operative
Accedere a Resto al Sud 2.0 rappresenta un’opportunità unica, ma richiede un approccio preparato e una pianificazione accurata. La corretta stesura del piano d’impresa, la scelta delle spese ammissibili e la gestione delle fasi istruttorie sono determinanti per l’esito positivo della domanda. È quindi fondamentale affidarsi a professionisti esperti di finanza agevolata che possano supportare nella valutazione preliminare, nell’elaborazione della documentazione e nel monitoraggio del progetto fino all’erogazione dei fondi.
Per questo motivo offriamo la possibilità di una consulenza gratuita: un momento dedicato a chiarire dubbi, verificare i requisiti e costruire una strategia personalizzata per massimizzare le chance di approvazione. Non si tratta solo di compilare correttamente una domanda, ma di trasformare l’incentivo in un vero motore di sviluppo per il proprio progetto. Se stai pensando di avviare un’attività nel Sud Italia, questo è il momento giusto per agire: Resto al Sud 2.0 può essere il trampolino che stavi aspettando.